INFEZIONE ALLE VIE RESPIRATORIE

Le infezioni del tratto respiratorio nel bambino

Le infezioni respiratorie sono le malattie più comuni e più frequenti nei bambini e negli adolescenti, nonché uno dei motivi più comuni per visite mediche e ricovero ospedaliero, e sono associate a significativa morbilità e mortalità. Il ruolo dei medici e degli operatori sanitari si è dovuto di conseguenza evolvere dalla sola gestione dell’episodio acuto anche alla predisposizione di misure di prevenzione e ad una corretta educazione del paziente e dei familiari per la riduzione dei fattori di rischio.
Nei climi temperati come quello mediterraneo, gli episodi infettivi a carico delle vie respiratorie mostrano una chiara stagionalità, con un netto incremento durante il periodo autunnale e invernale; nei climi tropicali, invece, gli episodi infettivi aumentano durante la stagione delle piogge.
Di norma, fino a 6-8 episodi infettivi a carico delle vie aeree possono presentarsi mediamente ogni anno nei bambini più piccoli, con un’incidenza che tende a ridursi andando avanti con l’età (figura 1).

Figura 1.1 Numero medio di episodi infettivi a carico delle vie respiratorie/anno in funzione della classe di età (da Heikkinen, Lancet 2003).

Figura 1.2 Differenze anatomiche a carico delle vie respiratorie tra bambini e adulti



La differente suscettibilità alle infezioni respiratorie tra bambini (specialmente quelli più piccoli) e gli adulti può essere imputata a fattori di tipo immunologico e ambientale, ma anche di tipo anatomico (figura 1.2).

Nel bambino, le infezioni respiratorie si definiscono ricorrenti quando superano gli 8 episodi l’anno per le infezioni tratto superiore nei bambini di età inferiore ai 3 anni o i 6 episodi l’anno per i bambini di età superiore ai 3 anni, oppure quando si hanno due o più episodi l’anno di infezioni delle vie respiratorie inferiori, a prescindere dall’età del soggetto.
I principali fattori di rischio noti per lo sviluppo di infezioni respiratorie ricorrenti comprendono:
• Frequenza di asili e scuole materne
• Socializzazione precoce
• Famiglia numerosa, presenza di fratelli e/o sorelle in età scolare
• Allergia/atopia e familiarità per malattie atopiche
• Parto prematuro e basso peso alla nascita
• Esposizione al fumo passivo nell’ambiente domestico e fumo della madre durante la gravidanza
• Mancato rispetto del programma vaccinale
Le infezioni del tratto respiratorio causano più di quattro milioni di morti ogni anno nel mondo e sono la principale causa di morte nei Paesi in via di sviluppo. Sono inoltre un’importantissima causa di morbilità e mortalità, seconda solo alla cardiopatia ischemica. (Lozano R. et al, 2012)

1.1 Infezioni delle alte vie respiratorie

Le infezioni delle alte vie respiratorie possono interessare la bocca, il naso, la gola, la laringe e la trachea. Le condizioni che tipicamente possono essere riscontrate, sia nell’adulto che nel bambino, comprendono pertanto:
– Nasofaringite (raffreddore comune)
– Sinusite
– Faringite
– Laringite
– Laringotracheite

Secondo il Global Burden of Disease Study, nel 2013 a livello globale si sono verificati oltre 18 miliardi di casi di infezioni delle vie aeree superiori, in crescita del 38% rispetto al 1990.(Vos T. et Al, 2013) Nonostante le infezioni del tratto respiratorio superiori siano solitamente auto-limitanti, nel 2010 nel mondo si sono avute circa 4 mila morti imputabili ad esse o alle loro sequele, in riduzione del 23,6% rispetto ai dati del 1990. (Lozano R. et al, 2012)
È da notare che nonostante solo una minoranza di tali condizioni siano imputabili a infezioni batteriche, le infezioni del tratto respiratorio superiore sono la causa più frequente di prescrizione di antibiotici nei soggetti non ospedalizzati. Si stima che negli Stati Uniti un antibiotico venga prescritto in almeno il 70% dei casi di infezione del tratto respiratorio superiore, mentre una sovrainfezione batterica può complicare queste condizioni con un’incidenza stimata nell’ordine dello 0,5-2%.(Harris AM. et Al, 2016).
L’uso eccessivo ed inappropriato degli antibiotici nelle infezioni del tratto respiratorio superiore, oltre che un costo per i servizi sanitari, rappresenta un problema per la salute del paziente: oltre alla possibilità di reazioni avverse all’antibiotico stesso, l’uso inappropriato degli antibiotici è infatti correlato ad aumento della prevalenza di germi multiresistenti e ad alterazioni a carico della flora batterica residente nell’intestino (disbiosi).

1.1.2 Raffreddore comune

Il raffreddore comune rappresenta la condizione più frequente tra le infezioni del tratto respiratorio superiore e si definisce come l’infiammazione degli spazi aerei nasali dovuta ad un virus respiratorio.(Grief SN, 2013) La sintomatologia clinica tipica è rappresentata da ostruzione nasale, rinorrea, starnuti, mal di gola e/o tosse (tabella 1).(Heikkinen T. et Al, 2003)

Tabella 1.1 Sintomi del raffreddore comune (da Lauber, J Gen Intern Med 1996)

L’infezione della mucosa nasale determina vasodilatazione e aumento della permeabilità vascolare, che a sua volta causa l’ostruzione nasale e la rinorrea, che sono i principali sintomi clinici del raffreddore comune, mentre la stimolazione colinergica porta ad un aumento della secrezione delle ghiandole mucose e starnuti.(Heikkinen T. et Al, 2003)
Nonostante sia una patologia solitamente auto-limitante e ad evoluzione benigna, il suo peso in termini di morbilità e di consumo di risorse per i sistemi sanitaria è enorme: si calcola che ogni anno negli USA il raffreddore comune sia la causa di 20 milioni di giorni di assenza dal lavoro e di 22 milioni di giorni di assenza da scuola.(Adams PF. et Al, 1999)
In effetti, il numero di episodi di raffreddore comune varia a seconda dei gruppi di età e l’incidenza è massima nei bambini di età prescolare e nei primi anni di scuola (tabella 2).(Grief SN, 2013)

Tabella 1.2 Distribuzione dell’incidenza degli episodi di raffreddore comune per gruppi di età (da Turner, Saunders 2011)

Nonostante gli episodi di raffreddore comune possano presentarsi durante tutto il corso dell’anno, essi tendono a concentrarsi principalmente nel periodo autunnale e invernale, tipicamente nei mesi tra settembre e marzo; a differenza di quanto generalmente ritenuto, tale andamento nel corso dell’anno non è legato tanto alle temperature quanto al fatto che in tale periodo le persone – e in special modo i bambini ed i ragazzi – trascorrono una gran parte del tempo in ambienti indoor e in attività collettive.
Anche se il termine “raffreddore comune” indichi un’unica entità nosologica, in realtà esso può scaturire dall’infezione delle alte vie respiratorie da parte di uno degli oltre 200 virus appartenenti a 6 famiglie principali: rhinovirus, virus influenzali A/B/C, virus parainfluenzali, virus respiratorio sinciziale (VRS), coronavirus e adenovirus (tabella 3).

Tabella 1.3 Agenti virali più comunemente responsabili del raffreddore comune (da Heikkinen, Lancet 2003)

Gran parte di ciò che sappiamo sugli eventi patogenetici implicati nel raffreddore comune deriva da studi condotti su volontari infettati con Rhinovirus. L’infezione da Rhinovirus inizia con la deposizione di virus nella mucosa nasale o nell’occhio, da dove possono raggiungere il naso attraverso il condotto lacrimale. I virus vengono poi trasportati rinofaringe posteriore con l’azione mucociliare. Nell’area adenoidea, i virus riescono a penetrare all’interno delle cellule epiteliali legandosi a specifici recettori sulle cellule. Circa il 90% dei sierotipi di Rhinovirus utilizza molecola di adesione intercellulare-1 (ICAM-1) come recettore.(Heikkinen T. et Al, 2003)
Una volta all’interno della cellula epiteliale, il virus inizia a replicarsi rapidamente. La progenie virale può essere rilevata entro 8-10 ore dopo l’inoculazione di intranasale del virus. La dose infettiva di Rhinovirus è molto bassa, e fino al 95% degli individui senza anticorpi contro il sierotipo virale specifico vengono infettati dopo challenge intranasale. Però, per ragioni ancora sconosciute, non tutte le infezioni portano alla malattia clinica; i segni clinici ed i sintomi del raffreddore si sviluppano solo in circa il 75% dei soggetti infetti. La diffusione del Rhinovirus ha un picco al secondo giorno dopo l’inoculazione intranasale e decresce rapidamente da allora in poi, ma piccole quantità di virus possono essere ritrovate nelle secrezioni nasali per un massimo di 3 settimane dopo l’infezione.(Heikkinen T. et Al, 2003)
L’infezione delle cellule epiteliali della mucosa nasale da parte dei virus determina l’insorgenza di una risposta immunitaria dapprima innata, mediante l’attivazione dei cosiddetti PRR (pathogens recognition receptors) presenti a livello delle cellule presentanti l’antigene (quali cellule dendritiche, macrofagi, ecc.) dislocate nel contesto della mucosa stessa, e successivamente di una risposta immunitaria adattiva dominata da una polarizzazione linfocitaria di tipo Th1. (Lehtoranta L. et Al, 2014).
L’identificazione dell’agente eziologico non è solitamente necessaria al fine della gestione clinica, in quanto la sindrome clinica è generalmente auto-limitante e la terapia si basa essenzialmente su misure di supporto, quali:(Grief SN, 2013).
– Riposo
– Adeguata idratazione
– Terapia sintomatica, ad esempio decongestionanti nasali o antistaminici
– Umidificazione dell’aria inspirata (ad esempio fomente)
– Irrigazione nasale con soluzione salina

A livello di prevenzione, è stato dimostrato che un adeguato e frequente lavaggio delle mani è la singola misura maggiormente efficace nel ridurre l’incidenza del raffreddore comune.(Grief SN, 2013)

1.1.2 Sinusite acuta

La sinusite acuta è definita come l’infiammazione della mucosa dei seni paranasali. La rinosinusite acuta provoca sintomi fisici significativi, influisce negativamente sulla qualità della vita ed è in grado di alterare sensibilmente il funzionamento quotidiano.
È una condizione abbastanza comune, si stima infatti un’incidenza annuale del 14% nella popolazione adulta. È tuttavia uno dei problemi di salute più comuni anche nei bambini ed ha presentato un costante aumento di prevalenza e di incidenza negli ultimi anni.
Studi longitudinali prospettici condotti nei bambini piccoli (6-35 mesi di età) hanno dimostrato che le infezioni virali del tratto respiratorio superiore nell’8% dei casi possono essere complicate da rinosinusite acuta.(Brook I, 2013)
La causa fisiopatologica della rinosinusite può risiedere nell’ostruzione delle vie di drenaggio del seno, nel deficit della funzione ciliare, nell’alterazione della quantità e qualità della produzione di muco.(Brook I, 2013)
Non sempre la sinusite acuta è facilmente distinguibile dal raffreddore comune: la differenza tra le due risiede – dal punto di vista clinico – essenzialmente nella durata della sintomatologia: mentre nel raffreddore comune i sintomi regrediscono nel giro di circa 6-10 giorni, nel caso della sinusite solitamente essi perdurano per 3-4 settimane. Dal punto di vista qualitativo, oltre alla sintomatologia già discussa per il raffreddore comune, possono essere presenti:
– Dolore alla digitopressione in corrispondenza dei seni paranasali
– Secrezione nasale purulenta, nel caso di forme batteriche

La dinamica della sinusite, così come dell’otite media, passa attraverso diverse fasi (figura 3). La fase iniziale è generalmente di origine virale (soprattutto Rhinovirus, Adenovirus, virus influenzali e parainfluenzali) e dura fino a 10 giorni; in questa fase il recupero completo si verifica nel 99% degli individui. In un piccolo numero di pazienti, un’infezione batterica acuta secondaria può emergere, generalmente causata da batteri aerobi (cioè S. pneumoniae, H. influenzae, M. catarrhalis). Se la risoluzione non ha luogo, i batteri anaerobi dalla flora orofarigea diventano predominanti nel corso del tempo. Il meccanismo con cui i virus predispongono alla sinusite batterica può comprendere una sinergia virale-batterica, l’induzione di infiammazione locale che blocca l’ostio del seno paranasale, un aumento dell’adesione batterica alle cellule epiteliali, ed il sovvertimento della difesa immunitaria locale.(Brook I, 2013)

Figura 1.3 Cinetica delle fasi di malattia nella sinusite acuta. [da Brook I]

Discriminare tra forme virali e forme batteriche può essere di utilità nella gestione terapeutica. Le forme batteriche sono generalmente causate da Streptococcus pneumoniae, Haemophilus influenzae e Moraxella catarrhalis.
Una forma batterica deve essere considerata in presenza di due criteri maggiori o di un criterio maggiore e due criteri minori, nel caso di persistenza dei sintomi per oltre 7-10 giorni (tabella 4).(Grief SN, 2013)
Tabella 1.4 Criteri per la diagnosi di sinusite acuta batterica (da Chow, Clin Infect Dis 2012)

1.1.3 Faringite

La faringite è un’infiammazione del faringe causata da uno dei molteplici possibili agenti eziologici di natura virale o batterica, anche nota come “mal di gola”.
È una condizione assai comune sia nell’adulto che nel bambino, e pertanto ha notevoli conseguenze dal punto di vista delle risorse sanitarie e delle implicazioni sociali: si calcola che nel 2007 ci siano state più di 15 milioni di visite ambulatoriali per faringite negli Stati Uniti. Oltre a questo, l’eccessivo ricorso a trattamenti antibiotici per il sospetto di infezione da streptococco è una delle principali cause di uso improprio di antibiotici.(Weber R, 2014)
La faringite è stabilmente presente tra le 20 condizioni più frequenti per cui viene richiesta la visita da parte del medico di famiglia. Il picco di incidenza si ha tra la fine del periodo invernale e la prima parte della primavera; la modalità di trasmissione più frequente è attraverso il contatto delle mani (35% di tutti i casi) ed il periodo di incubazione – solitamente – di 1-3 giorni.(Grief SN, 2013)
Dal punto di vista eziologico, la faringite può essere classificata in infettiva e non infettiva. Gli agenti più comunemente responsabili dell’insorgenza di faringite infettiva sono elencati nella tabella 5.

Tabella 1.5 Agenti eziologici della faringite acuta di tipo infettivo (Kociolek, Ann Intern Med 2013)

Da considerare che anche la cosiddetta “rinorrea posteriore” (o post-nasal drip), ovvero lo sgocciolamento di secrezione dalle fosse nasali posteriormente verso il faringe può determinare faringite, così come il reflusso gastroesofageo, la presenza di corpi estranei, l’irritazione da fattori ambientali (ad esempio il fumo di sigaretta) o più raramente una tiroidite acuta. A causa del picco di incidenza tra gli adolescenti ed i giovani adulti, nel caso di soggetti tra i 10 e i 25 anni è inoltre da considerare il test per la mononucleosi infettiva.(Weber R, 2014)
Nel caso della faringite, la differenziazione tra forme di natura virale e batterica richiede un’attenta valutazione clinica (sia anamnestica che obiettiva) e l’effettuazione di test di laboratorio mirati.
La faringite streptococcica si presenta classicamente con improvvisa insorgenza di importante mal di gola, dolore alla deglutizione e febbre, senza tosse o rinorrea. I segni clinici includono eritema tonsillare con o senza essudato, adenite cervicale anteriore, petecchie al palato, eritema dell’ugola, ed eruzioni cutanea scarlattiniforme. I pazienti possono presentare tuttavia sintomi e segni clinici più lievi se già precedentemente sottoposti a tonsillectomia.(Weber R, 2014)
L’identificazione dell’agente eziologico, soprattutto nel caso dello Streptococco beta-emolitico di gruppo A, è importante per prevenire eventuali complicanze anche gravi.(Grief SN, 2013)

1.1.4 Laringotracheite/Laringotracheobrochite (Croup)

È una condizione clinica caratterizzata da infiammazione acuta, su base infettiva, di laringe, trachea e bronchi. È una condizione tipica dei bambini nella fascia di età tra i 6 mesi e i 6 anni, con un picco di incidenza intorno ai 2 anni di età.(Grief SN, 2013)
La laringotracheobronchite è solitamente supportata da infezioni virali, principalmente da parte di virus parainfluenzali di tipo I e II, nonostante anche altri virus possano essere implicati (virus influenzali di tipo A o B, virus respiratorio sinciziale, adenovirus).
La sintomatologia clinica è caratterizzata principalmente da raucedine associata a parossismi di tosse secca, non produttiva, che termina con il caratteristico stridore inspiratorio. Tali sintomi possono essere preceduti da febbre, rinorrea, mal di gola o tosse e possono durare 3-4 giorni – nei casi lievi – o più.(Grief SN, 2013)
Il trattamento farmacologico della croup si basa essenzialmente su corticosteroidi e/o adrenalina per via inalatoria. Solitamente è una condizione auto-limitante con risoluzione completa. Raramente, a causa dell’ostruzione sotto-glottica delle vie respiratorie, può rendersi necessaria la tracheotomia o l’intubazione oro-tracheale. (Grief SN, 2013)

1.2 Infezioni delle basse vie respiratorie

Le infezioni delle basse vie respiratorie acute rimangono un importante problema di salute sia per gli adulti che per la popolazione pediatrica. In numerosi paesi industrializzati, esse rappresentano la principale causa di ricovero ospedaliero nei bambini di età inferiore ai 5 anni e sono la più comune causa di morti evitabili nei neonati.(Chang AB. et Al, 2009)
L’importanza delle malattie respiratorie acute si riflette non solo nella morbilità e mortalità legate alla fase acuta, ma anche e soprattutto nelle conseguenze a lungo termine, soprattutto se le infezioni del tratto respiratorio inferiore sono ricorrenti.
I presupposti di una notevole quantità di malattie respiratorie croniche dell’età adulta si verificano infatti durante la prima infanzia. Un basso peso alla nascita lo sviluppo polmonare del neonato sono determinanti per la funzione polmonare futura, ma vi sono crescenti evidenze che gli eventi polmonari nelle prime fasi di vita abbiano un notevole impatto sulla funzione polmonare durante l’età adulta.(Chang AB. et Al, 2009)

1.2.1 Bronchiolite

La bronchiolite è la più comune infezioni del tratto respiratorio inferiore nei bambini piccoli. Essa è caratterizzata da un’ampia infiammazione delle vie aeree, accompagnata da aumento della produzione di muco e necrosi delle cellule epiteliali delle vie aeree. La bronchiolite è causata principalmente da infezione delle cellule epiteliali delle vie respiratorie da virus. Il virus respiratorio sinciziale (RSV) è il principale agente eziologico, ma altri virus (ad esempio, adenovirus, influenza, parainfluenza, metapneumovirus umano, rinovirus) possono essere implicati.(Chang AB. et Al, 2009)
In pediatria, la bronchiolite è una diagnosi clinica caratterizzata dal riscontro di tachipnea, respiro sibilante, o crepitii nei bambini a seguito di una precedente malattia delle vie respiratorie superiori. Il limite massimo di età per una diagnosi clinica di bronchiolite è diversa da paese a paese, solitamente tra i 12 e i 24 mesi. La sindrome clinica è comunque simile, in quanto è una diagnosi clinica in assenza di specifici test di conferma o di esclusione.(Chang AB. et Al, 2009)
Le considerazioni fondamentali nella gestione di un bambino con bronchiolite comprendono:
• la valutazione della gravità della malattia (saturazione d’ossigeno, la capacità di alimentarsi, segni di sofferenza respiratoria, lo stato di idratazione)
• la valutazione dei rischi di maggiore gravità determinanti una più bassa soglia per il ricovero in ospedale, che includono la difficoltà di trasporto, circostanze di disagio sociale, particolari pattern di malattia (come la rapidità di evoluzione della malattia), la presenza di comorbilità significative (malattia polmonare cronica neonatale, prematurità, malattia cardiaca congenita).
La maggior parte dei bambini può essere gestito al domicilio, riservando l’invio in ospedale per i bambini che presentano particolari fattori di rischio.(Chang AB. et Al, 2009)

1.2.2 Polmonite

La polmonite è un’infezione a carico degli spazi alveolari in uno o in entrambi i polmoni. I sintomi tipici includono tosse produttiva, febbre, brividi, e difficoltà di respirazione. Una varietà di organismi, compresi batteri, virus e funghi, possono causare la polmonite.
La polmonite può variare in gravità, da condizione lieve gestibile al domicilio fino a quadri clinici determinanti grave insufficienza respiratoria e pericolo di vita. È più grave nei neonati e nei bambini piccoli, nelle persone di età superiore ai 65 anni, nei soggetti con importante comorbilità o deficit della risposta immunitaria.
Nella popolazione pediatrica, la polmonite a livello globale ogni anno uccide più bambini di AIDS, malaria, morbillo considerati complessivamente: oltre 2 milioni di bambini muoiono ogni anno di polmonite in tutto il mondo.(Chang AB. et Al, 2009)
Le caratteristiche cliniche della polmonite in età infantile sono schematizzante nel box 1.

Tabella 1.6 Caratteristiche cliniche della polmonite in età pediatrica (Da Chang, AB 2009)

1.3 Influenza e Influenza-like illness (ILI)

L’Influenza è causa di significativa morbidità e mortalità ogni anno. Negli USA si stimano tra i 50 e i 60 milioni di casi ogni anno, con circa 25 milioni di visite mediche, fino ad oltre 800mila ricoveri, e tra 3.300 e 48.000 decessi.(Livingston RA. et Al, 2015)
L’infezione da virus influenzali in genere si trasmette da persona a persona tramite droplets di secrezioni respiratorie che vengono espulse attraverso tosse o starnuti. Il contatto con superfici contaminate è un’altra possibile modalità di trasmissione.
La maggior parte dei casi di influenza si risolve senza gravi complicazioni per le persone sane di età compresa tra 2 e 65 anni, tuttavia la mortalità secondaria al virus influenzale è stata riportata sia in bambini affetti da malattie croniche sia in bambini precedentemente sani. Ed anche le infezioni secondarie invasive o le co-infezioni da Streptococco di gruppo A, Staphylococcus aureus (compreso S. aureus meticillino-resistente), Streptococcus pneumoniae o altri batteri patogeni possono causare gravi complicanze fino alla morte.
Le condizioni cliniche che conferiscono maggiore vulnerabilità alle complicanze dell’infezione da virus dell’influenza nella popolazione pediatrica comprendono emoglobinopatie, malattie polmonari croniche, asma, fibrosi cistica, tumori maligni, diabete mellito, malattia renale cronica e malattia cardiaca congenita. Molte complicazioni, compresa la morte, possono essere prevenute con la vaccinazione antinfluenzale annuale.(Livingston RA. et Al, 2015)
L’influenza contagia dal 5% al 20% dei bambini ogni anno con i bambini in età scolare che hanno i più alti tassi di infezione. I bambini sono i presentatori primari di influenza in famiglie con un tasso di attacco secondario del 15% al 25% e sono importanti vettori di trasmissione di influenza nella comunità. Le vacanze scolastiche, da questo punto di vista, possono contribuire a ridurre il tasso di trasmissione, con picchi secondari di infezione che si verificano alla ripresa della scuola.(Livingston RA. et Al, 2015)
In generale, un medico deve sospettare l’influenza quando un paziente si presenta con insorgenza acuta di febbre, tosse e sintomi sistemici come debolezza o mialgie nel periodo tra autunno e primavera. La probabilità di influenza in un singolo paziente varia con la prevalenza di influenza nella comunità e con lo stato vaccinale del paziente, anche se può essere più difficile valutare lo stato vaccinale come predittore in un anno in cui vi è una mancata corrispondenza tra i ceppi del vaccino e ed i virus circolanti.(Labella AM. et Al, 2013)
Con il termine Influenza-like illness (ILI), si identifica invece una sindrome clinica caratterizzata da infezione acuta delle vie respiratorie e sintomi simil-influenzali, quadro quindi compatibile con la diagnosi di infezione da virus influenzale ma in assenza di conferma sierologica. I sintomi comuni includono febbre, brividi, malessere, tosse secca, perdita di appetito, dolori muscolari, nausea e si presentano in genera con un esordio improvviso di malattia. Nella maggior parte dei casi, i sintomi sono causati dal rilascio di citochine proinfiammatorie (evento comune a molteplici eventi infiammatori) e sono quindi relativamente aspecifici.(Labella AM. et Al, 2013)
Anche il raffreddore comune, molto più comune dell’influenza, può far parte del gruppo ILI.
I sintomi tipici delle forme influenzali in età pediatrica sono riassunti nel box 2, mentre le condizioni cliniche che devono far sospettare influenza o ILI sono riassunte nel box 3.

Tabella 1.7 Sintomi più comuni in corso di influenza/ILI in età pediatrica (da Peltola, Pediatr Infect Dis J 2009)

Tabella 1.8. Quando considerare la diagnosi di influenza e/o ILI (da Harper, Clin Infect Dis 2009)

La maggior parte dei bambini affetti da influenza accusa sintomi di entità lieve/moderata e può essere curata ambulatorialmente, senza necessità di ricovero ospedaliero, con completa risoluzione dei sintomi entro 7 a 14 giorni. I bambini di età inferiore ai 5 anni di età, e in particolare quelli di età inferiore ai 2 anni, hanno maggior rischio di complicanze e presentano quindi un aumentato tasso di ospedalizzazione (60 su 100mila). Le complicazioni variano in gravità da lieve (ad esempio otite media acuta) a grave, come l’insufficienza respiratoria potenzialmente fatale. Le complicanze da infezione influenzale in età pediatrica più comuni sono riportate nella Tabella 6.

Tabella 1.9 Le più comuni complicanze in corso di Influenza in età pediatrica (da Peltola, Pediatrics 2006)

La diagnosi precoce, il trattamento antivirale tempestivo e gli interventi di controllo delle infezioni possono determinare un miglior outcome per il paziente ed un più efficace contenimento dell’epidemia influenzale. Tra queste, tuttavia, la vaccinazione rimane la migliore misura preventiva attualmente disponibile. Il vaccino annuale contro l’influenza è raccomandato per tutte le persone di almeno 6 mesi di età, compresi i bambini e gli adolescenti, soprattutto se portatori di fattori di rischio.

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