Cos’è una pollinosi?

In generale, il termine pollinosi indica le affezioni di natura allergica che sono causate dai pollini di varie piante e che colpiscono, spesso con ricorrenza stagionale, gli individui allergici.
Si calcola che in Italia una parte consistente della popolazione (fino al 25-30%) presenti manifestazioni cliniche di pollinosi.
Quando il polline entra in contatto con le mucose (nasali, oculari o bronchiali) penetra nell’organismo e innesca – nel soggetto allergico – una risposta immunitaria. Da questo momento in poi, quando il polline verrà nuovamente a contatto con la mucosa già sensibilizzata, si svilupperà una reazione caratterizzata da liberazione di istamina, o di sostanze istamino-simili, che danno inizio alla reazione allergica.

Quali sono i sintomi di una pollinosi?

I sintomi più frequenti sono quelli nasali (starnuti, prurito nasale, secrezione ed ostruzione nasale), oculari (arrossamento, prurito e lacrimazione) o bronchiali (difficoltà respiratoria, tosse, respiro sibilante).
In presenza di uno o più di questi sintomi, è opportuno consultare il medico, ed eventualmente lo specialista allergologo, che provvederà ad effettuare i test più appropriati, per giungere ad una corretta diagnosi.
Il medico potrà valutare, sulla base della storia clinica e dei test allergologici e di funzionalità respiratoria, la presenza di rinite allergica, congiuntivite o di asma bronchiale.

In quale periodo dell’anno si hanno i sintomi?

In base al periodo dell’anno in cui compaiono i sintomi, si possono distinguere le seguenti forme di pollinosi, causate appunto dall’esposizione ai diversi tipi di polline:
1. Precoci o pre-primaverili (dovute a sensibilizzazione a piante arboree come Cupressaceae, Betulaceae, Corylaceae)
2. Primaverili o primaverili-estive (dovute a sensibilizzazioni a Graminaceae, Parietaria spp., Oleaceae)
3. Estivo-autunnali, più rare (dovute a sensibilizzazioni a Compositae, Ambrosia spp.)